Sono tornate le lucciole
la bellezza sottile delle piccole cose
Fotografie di Claudio Cescutti
Ritratti di persone,
ritagli di vita quotidiana,
identità locale intrecciata alla bellezza sottile delle piccole cose.
Una mostra e un libro nati da una ricerca fotografica di Claudio Cescutti
Dal 5 dicembre 2025 al 21 gennaio 2026 al Culturale di Socchieve (UD).
Il titolo Sono tornate le lucciole è un richiamo sottile, intimo, a uno stato d’animo perduto e poi ritrovato.
È il desiderio di fissare su pellicola – o sul sensore – quelle emozioni luminose che un tempo brillavano nelle sere d’estate, quando da bambini si correva tra i campi al calare del sole, incantati dalla danza delle lucciole.
Il progetto è nato da lì: dalla nostalgia di un tempo in cui l’incanto era semplice e bastavano il buio tiepido estivo, un prato e qualche piccola luce intermittente a farci sentire parte di qualcosa di più grande, di più vero.
Crescendo, quel tempo sembrava essere svanito. Le lucciole, scomparse. E con loro anche l’infanzia, le stagioni lente, le parole antiche, i gesti contadini. Eppure, un giorno, inaspettatamente, sono ritornate. Non come prima, ma in altre forme, in altri luoghi, in altri volti.
Fotografie
Claudio Cescutti
Testi
Claudio Cescutti, Caterina Di Fant
Impaginazione
Serena Giacchetta
Stampa
Tipografia Menini, Spilimbergo (UD)
“C’era un tempo in cui case di pietra, fienili, cani randagi e uccelli rapaci si confondevano con le storie lette nei libri o viste in televisione. Robot dalle armature scintillanti e astronauti dalle tute argentate popolavano la mente: un tronco caduto diventava un cavallo o un ponte sospeso su un fiume di lava; il pollaio, la tana di un drago dormiente; i maggiolini ronzanti, un esercito di piccoli guerrieri alati. Le letture e i cartoni animati non erano solo intrattenimento: trasformavano la realtà.
Crescendo, quel tempo parve dissolversi. Le lucciole scomparvero e con loro l’infanzia, le stagioni lente, le parole antiche, i gesti contadini.
Un giorno però, inaspettatamente, ritornarono.
Non come prima, forse. Ma in altre forme.
In altri luoghi e in altri volti dove il tempo scorre ancora lento.”
Progetto realizzato da Teatro della Sete con il contributo del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia